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Arresto cardiaco, il tempo salva la vita: l’Omceo forma altri 15 esecutori Blsd
n un arresto cardiaco il tempo non è solo un fattore di soccorso, ma parte centrale della cura. In Europa ogni anno si registrano circa 400mila arresti cardiaci extraospedalieri, 60mila in Italia, e la sopravvivenza resta ancora bassa. Il più recente studio europeo, EuReCa Three indica una sopravvivenza media del 7,5% in Europa e del 6,6% in Italia. Ma il punto decisivo resta il tempo: senza rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione, le probabilità di sopravvivenza si riducono di circa il 10% per ogni minuto che passa; oltre i 5 minuti senza manovre di rianimazione, il danno cerebrale diventa “irreversibile”. Ecco perché la formazione in Basic life support and defibrillation (Blsd) per esecutori e istruttori non è un semplice aggiornamento tecnico, ma uno strumento concreto di sanità pubblica.
Da questa evidenza, è proseguito ieri, 26 maggio, a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici di Palermo, il percorso di formazione Blsd avviato da anni dall’Ordine, presieduto da Toti Amato. Un’attività che, a oggi, ha già consentito di formare oltre 500 esecutori e più di 40 istruttori, rafforzando una rete di competenze operative sulle manovre salvavita e sull’uso del defibrillatore attraverso strumenti operativi, e sviluppando maggiore consapevolezza e sicurezza nell’intervento.
Realizzato anche con il supporto del numero unico di emergenza 112, il corso di ieri, rivolto agli esecutori, è stato promosso dal gruppo “Medici sempre – in standby e in attività”, coordinato da Gerlando Di Salvo, con la responsabilità scientifica e la docenza di Giuseppe Disclafani. Quindici discenti, tra medici, farmacisti e operatori sociosanitari, hanno seguito lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche sulle manovre salvavita e sull’uso del defibrillatore automatico esterno (Dae). Si tratta di professionisti che, nella loro attività quotidiana, possono trovarsi ad affrontare un evento improvviso in ambulatorio, in farmacia, in una struttura assistenziale o in uno spazio pubblico. In questi casi, riconoscere l’emergenza, coordinarsi con il sistema di soccorso, avviare le prime manovre e utilizzare correttamente il defibrillatore significa trasformare il tempo dell’attesa in tempo di intervento.
Per Di Salvo, il valore del corso sta anche nell’avere creato “una sinergia importante tra categorie professionali diverse, ma unite da una responsabilità comune”. Nei primi minuti di un’emergenza, ha sottolineato “ciascuno può fare la differenza”.
Disclafani ha aperto l’incontro chiedendo ai presenti di restare in silenzio per un minuto. Un gesto semplice, ma dal forte valore simbolico: “Quel minuto appena trascorso – ha detto - è una parte dei quattro che possono separare la vita di una persona da un danno cerebrale irreversibile. Il senso della formazione è imparare a trasformare quel tempo in uno spazio utile per agire, non in pochi istanti dominati dal panico. Si tratta di una competenza che può essere una risorsa per l’intera comunità se non resta confinata nell’ambulatorio, nella farmacia o nella struttura in cui si lavora.