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La cannabis terapeutica è un diritto, Amato: Serve conoscenza, non pregiudizio
“E’ necessario riportare il tema della cannabis terapeutica sul terreno dei diritti, della scienza e della tutela della salute. “I pazienti che ricorrono a queste cure non possono essere lasciati soli né tantomeno considerati dei trasgressori. Occorre garantire percorsi certi, accessibilità alle terapie e pieno rispetto della dignità delle persone”. Lo ha detto Gaetano D’Amico, presidente del Comitato Esistono i Diritti, durante il confronto “Pazienti non delinquenti. Cannabis terapeutica”, che si è svolto ieri a Palermo, nella sede di Assostampa, alla presenza di medici, giuristi e rappresentanti delle istituzioni. L’incontro, promosso dal Comitato, ha riportato al centro del dibattito pubblico il diritto alla cura dei pazienti che utilizzano cannabis terapeutica, affrontando i profili sanitari, giuridici e sociali legati all’accesso alle terapie, alle prescrizioni mediche e alle difficoltà che ancora oggi molte persone incontrano nei percorsi di cura.
Il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, componente del direttivo nazionale della Federazione nazionale (Fnomceo), ha richiamato la necessità di affrontare il tema fuori da pregiudizi e semplificazioni. “Non si può negare o ostacolare una terapia per ignoranza, pregiudizio o paura – ha detto -. Quando parliamo di terapia che prevede la cannabis terapeutica parliamo del bisogno di cura della persona e non di altro. Il problema, ancora oggi, è che su questo tema c’è una totale disinformazione, ed è pericoloso. L’ignoranza sul tema non può diventare l’ostacolo a un percorso di cura per chi ne ha bisogno. Parliamo di malattie conosciute e riconosciute, di condizioni che richiedono attenzione, competenza e accompagnamento, e non possono essere liquidati per ignoranza, per voto o pregiudizio. Quando una terapia è prevista, conosciuta e indicata per determinati pazienti, il compito delle istituzioni e della comunità medica è garantire conoscenza, responsabilità e diritto alla cura”.
Il vicepresidente dell’Associazione giuristi siciliani Antonello Armetta ha richiamato la necessità di affrontare il tema anche dal punto di vista giuridico, partendo dalle difficoltà concrete vissute dai pazienti. “La detenzione di cannabis in Italia, di per sé, non è mai del tutto neutra sotto il profilo giuridico – ha spiegato – . Il quadro cambia quando ricorrono precise condizioni: una prescrizione medica e una patologia prevista dalla normativa. Per questo il paziente che detiene cannabis terapeutica deve poter dimostrare che il possesso avviene nell’ambito di un percorso di cura, anche portando con sé la prescrizione. In caso contrario, possono scattare segnalazioni o convocazioni in Prefettura, superabili con gli strumenti previsti dall’ordinamento.
Ma il punto oggi, per il giurista, è che “il paziente non deve essere lasciato solo davanti a un percorso amministrativo o giudiziario che nasce da una terapia prescritta e da un bisogno di cura”.
Hanno partecipato tra gli altri, Giorgio Bisagna, presidente Adduma (Avvocati dei diritti umani); Valentina Chinnici, deputata al parlamento siciliano; Marco Traina, già componente del tavolo tecnico regionale sulla cannabis terapeutica; gli specialisti medici Stefano Carpino e Giuseppe Valenti. L’incontro è stato moderato sarà moderato dal giornalista Gaspare Nuccio.