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Salute riproduttiva e denatalità, decisivi competenze e fattore tempo
La procreazione medicalmente assistita (Pma) assume un ruolo sempre più rilevante, non solo sul piano clinico ma anche per le ricadute sociali e sanitarie legate alla denatalità. Il quadro demografico conferma l’urgenza del tema: nel 2025 l’Italia ha toccato un nuovo minimo storico delle nascite, con 355 mila nuovi nati e un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna. L’Istituto nazionale di statistica (Istat) segnala inoltre che l’età media al parto è salita a 32,7 anni. In Sicilia il valore resta lievemente superiore alla media nazionale, con 1,23 figli per donna, ma anche nell’isola la tendenza continua a essere segnata da una progressiva contrazione. Un andamento strutturale che incide sull’organizzazione dei servizi sanitari e rende sempre più rilevanti, anche sul piano epidemiologico, i percorsi di medicina della riproduzione.
Alla luce di questi dati, innovazione clinica, ricerca, diritti e nuove frontiere della procreazione medicalmente assistita sono al centro del congresso “Percorsi: The Paths of Reproductive Health”, in corso oggi e domani, 26 e 27 giugno 2026, all’Auditorium Officine Bellotti di Palermo, realizzato con il patrocinio e la collaborazione del Policlinico Paolo Giaccone, dell'Asp 6 e dell’Ordine dei medici di Palermo. La due giorni, presieduta da Antonio Perino e Giuseppe Valenti, riunisce specialisti di diverse discipline in un confronto su accesso alle cure, diagnosi dell’infertilità, tecnologie applicate alla Pma, qualità dei percorsi assistenziali e prospettive etiche, giuridiche e sociali.
“L’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea) ha ampliato le possibilità di accesso ai percorsi di cura e ha contribuito a rafforzare anche in Sicilia una rete attiva, composta da centri pubblici e strutture accreditate, permettendo una maggiore integrazione dei servizi dedicati ai pazienti. Per noi resta centrale investire sulla formazione e sui giovani medici, specializzandi e biologi, perché la medicina della riproduzione è un ambito in forte crescita e ha bisogno di competenze dedicate”. Così Giuseppe Valenti, responsabile scientifico del Centro Genesy di Palermo. “La fase diagnostica è decisiva - ha proseguito lo specialista - e le nuove tecnologie stanno cambiando profondamente l’approccio clinico, consentendo valutazioni sempre più accurate. La Pma risponde a un bisogno in continua crescita perché sono molte le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per affrontare difficoltà riproduttive. Per questo è fondamentale prenderle in carico nei tempi giusti. Il fattore tempo, insieme all’età, resta determinante per aumentare le possibilità di successo”.
In questo scenario, la salute riproduttiva sta assumendo un peso crescente. “L’inserimento a regime delle prestazioni nei livelli essenziali di assistenza (Lea), dal 2025, ha reso più ampio l’accesso ai percorsi di cura e ha favorito un aumento della domanda, stimato tra il 15 e il 20 per cento anche in Sicilia. Questo significa che sempre più coppie si rivolgono ai centri specializzati. A confermare l’importanza del fenomeno sono anche i dati sui nati da tecniche di fecondazione assistita, che rappresentano ormai circa il 5 per cento del totale, avvicinando l’Italia agli standard europei”, ha spiegato il professore Antonio Perino, direttore del Centro interaziendale di procreazione medicalmente assistita del presidio ospedaliero Cervello.
“Resta però decisivo il momento in cui si arriva alla presa in carico. In Italia l’accesso ai percorsi avviene mediamente più tardi rispetto ad altri Paesi europei: intorno ai 37 anni, contro una media di circa 35. È un divario che può incidere sulle possibilità di successo e che rende indispensabili diagnosi tempestive, invii appropriati e una maggiore consapevolezza sull’importanza del fattore tempo”, ha concluso Perino.
Il congresso si è aperto con due momenti formativi paralleli: la simulazione ad alta fedeltà applicata ad alcune tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), come il pick-up ovocitario e il transfer, e il workshop per biologi sui nuovi metodi ultra fast di congelamento e scongelamento.
A seguire, la sessione video chirurgica, il confronto su chirurgia ginecologica e Pma e l’approfondimento sui nuovi scenari della medicina della riproduzione, moderato da Antonio Maiorana, primario di Ginecologia e ostetricia dell’Azienda di rilievo nazionale e di alta specializzazione (Arnas) Civico di Palermo, impegnato nel confronto sui temi della scuola di specializzazione come culla della Pma, del trapianto dell’utero, della stimolazione ovarica, della diagnosi genetica preimpianto e dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina della riproduzione.“La Pma non è più un tema di nicchia - ha sottolineato lo specialista -. Secondo la Relazione al Parlamento 2025 del ministero della Salute, nel 2023 in Italia sono state trattate quasi 90mila coppie, a conferma del peso crescente della medicina della riproduzione anche sul piano epidemiologico e assistenziale. È un ambito in continua evoluzione e richiede una formazione sempre più solida già durante la scuola di specializzazione. È lì che i giovani ginecologi devono imparare a leggere la medicina della riproduzione come un percorso complesso, in cui clinica, chirurgia, genetica, laboratorio e nuove tecnologie non possono procedere separatamente. Temi come la stimolazione ovarica, la diagnosi genetica preimpianto, il trapianto dell’utero e l’intelligenza artificiale applicata alla medicina della riproduzione mostrano quanto questo settore stia cambiando e quanto sia necessario formare professionisti capaci di governare l’innovazione, non solo di utilizzarla. La sfida è costruire competenze multidisciplinari, mantenendo al centro sicurezza, appropriatezza e qualità dei percorsi offerti alle coppie”.
A margine della tavola rotonda “Incontro con la politica: diritti, confini e prospettive”, moderata dal giornalista Giacinto Pipitone, Maiorana è intervenuto anche in rappresentanza dell’Ordine dei medici di Palermo presieduto da Toti Amato.
La procreazione medicalmente assistita per Maiorana“pone oggi questioni che non sono soltanto cliniche, ma anche etiche, giuridiche e sociali. Alla medicina spetta il compito di garantire percorsi sicuri, appropriati e fondati sulle evidenze scientifiche; alle istituzioni quello di creare condizioni di accesso chiare, sostenibili e rispettose dei diritti delle persone. Come Ordine riteniamo fondamentale mantenere aperto il confronto tra professionisti, decisori pubblici e mondo giuridico, perché l’evoluzione della medicina della riproduzione richiede regole aggiornate, responsabilità condivise e una forte attenzione alla tutela dei pazienti”.