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Endometriosi in Sicilia, dalla stima alla presa in carico con il nuovo Pdta
In Sicilia si stima che tra 50 e 80 mila donne convivano con l’endometriosi, con una prevalenza compresa tra il 5 e il 10 per cento nella popolazione femminile in età fertile. Nel 40–50 per cento dei casi la patologia è associata a condizioni di sub-infertilità o infertilità, incidendo in modo rilevante sulla qualità della vita e sugli equilibri sociali.
A partire da questi dati è stato definito il nuovo assetto organizzativo regionale per affrontare in maniera strutturata una patologia complessa e spesso sottovalutata attraverso l’adozione del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) per l’endometriosi, formalizzato con il decreto assessoriale n. 652 del 23 giugno 2025 e divenuto operativo dopo la pubblicazione in Gurs nel mese di luglio. Il documento istituisce un percorso unico regionale per la diagnosi, le terapie e l’assistenza, con l’obiettivo di ridurre i tempi di individuazione della malattia, armonizzare le procedure sul territorio e garantire alle pazienti un accesso uniforme ai servizi.
Il nuovo percorso è stato presentato a Palermo, a Palazzo dei Normanni, il 14 ottobre 2025. All’incontro hanno preso parte, oltre all’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni, i dirigenti generali del Dipartimento per la Pianificazione strategica, Salvatore Iacolino, e del Dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, Giacomo Scalzo, insieme ai vertici delle aziende sanitarie coinvolte.
La rete endometriosi in Sicilia
Il modello organizzativo poggia su due poli di riferimento regionale, già individuati all’interno della Rete Endometriosi Siciliana istituita con la legge regionale n. 27 del 2019: uno nella Sicilia occidentale e uno nell’area orientale dell’Isola. Le strutture sono affidate alla direzione del professore Giuseppe Ettore, per l’Arnas Garibaldi di Catania, e del professore Antonio Maiorana, per l’Arnas Civico di Palermo.
La rete è strutturata su tre livelli: consultori e presidi territoriali per il primo accesso e il sospetto diagnostico, centri ospedalieri specializzati per la diagnosi strumentale e le terapie, e due centri di riferimento regionali che coordinano l’intero sistema: l’Arnas Civico–Di Cristina di Palermo, diretto da Maiorana, per la presa in carico e il follow up, e l’Arnas Garibaldi di Catania, diretto da Ettore, per i casi complessi e la chirurgia.
La nuova organizzazione prevede équipe multidisciplinari (ginecologia, terapia del dolore, nutrizione, supporto psicologico), formazione strutturata per gli operatori, indicatori di esito e un registro regionale. È inoltre prevista la gestione informatizzata dei percorsi con integrazione nel Fascicolo sanitario elettronico, al fine di ridurre duplicazioni e disomogeneità nei percorsi di cura.
Il legame tra endometriosi e infertilità rende la patologia un tema di sanità pubblica con rilevanti riflessi demografici e sociali. Il dato, riportato nel Pdta, secondo cui fino a una donna su due con endometriosi può andare incontro a difficoltà riproduttive rafforza la necessità di interventi tempestivi e appropriati, oltre a un accompagnamento clinico continuativo. Con l’entrata in vigore del nuovo Pdta, la Regione siciliana ha compiuto quindi un passo in avanti nella costruzione di un sistema omogeneo di tutela per le donne affette da endometriosi, puntando su prevenzione, diagnosi precoce e integrazione delle competenze come leve principali per migliorare gli esiti di salute e la qualità della vita.
Nel suo intervento, l’assessore Faraoni ha sottolineato come l’adozione del Pdta rappresenti un passaggio decisivo verso una gestione più consapevole e coordinata della patologia, introducendo un sistema capace di rispondere in modo ordinato ai bisogni sanitari delle pazienti e di favorire un riconoscimento più tempestivo di una condizione che spesso resta a lungo senza diagnosi.
Per il direttore dell’Unità operativa complessa di Ginecologia e ostetricia dell’Arnas Civico e del relativo centro di riferimento Antonio Maiorana, “è stato raggiunto un traguardo ambizioso che in altri tempi poteva apparire quasi visionario e che premia gli sforzi dei professionisti dei due centri di riferimento, permettendo di perfezionare un modello di cura virtuoso, a cui altri potranno guardare”. Per lo specialista si tratta di uno strumento in grado di scongiurare difformità assistenziali sul territorio regionale, garantendo un accesso equo alle cure e la standardizzazione di un percorso assistenziale a carattere multidisciplinare. Questo significa, ha detto, “prendere in carico tutti i bisogni di cura delle donne coinvolte da tale sindrome caratterizzata da elevata complessità clinica, facilitando anche il superamento del ritardo diagnostico che ancora si registra sul campo.”.
Durante la presentazione è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato: “la Regione siciliana ha compiuto un passo concreto mettendo al centro la persona e puntando su una presa in carico integrata. Ben vengano i centri di riferimento, ha detto, ma la qualità delle competenze deve essere diffusa in modo capillare e deve essere presente anche nei consultori, nei presidi territoriali e negli ospedali di tutte le province”.