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Requisiti e autorizzazioni degli studi medici, Asp e Omceo verso un tavolo tecnico
Le criticità applicative del decreto assessoriale n. 20 del 9 gennaio 2024 dell’assessorato regionale della Salute saranno al centro di un tavolo tecnico tra l’Azienda sanitaria provinciale e l’Ordine dei medici di Palermo. La decisione è stata assunta nel corso del consiglio direttivo riunito ieri (26 febbraio 2026), alla presenza del responsabile della Uoc Igiene degli ambienti di vita dell’Asp di Palermo, Bruno Marsala, e dei suoi collaboratori.
Al centro del confronto, oltre al disallineamento interpretativo tra il decreto regionale e la norma nazionale di riferimento (l’intesa Stato-Regioni che definisce i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi per l’autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie, comprese le strutture extraospedaliere e gli studi medici), emerge un dato oggettivo: in Sicilia le regole risultano più restrittive rispetto ad altre regioni italiane. Questa impostazione determina per gli studi medici, in particolare per quelli di piccole dimensioni, obblighi burocratici e organizzativi molto gravosi e difficilmente sostenibili, oltre al rischio di contestazioni e sanzioni non proporzionate alla tipologia e al livello di complessità dell’attività svolta.
In altre realtà regionali, i requisiti autorizzativi sono calibrati in modo più flessibile in funzione del livello di complessità dell’attività, con differenze chiare tra studi semplici e strutture con più professionisti o tecnologie complesse, con l’obiettivo dichiarato di garantire sicurezza e qualità senza appesantire eccessivamente gli adempimenti per il singolo professionista o il piccolo studio. In Sicilia servono pertanto linee guida più dettagliate per la ripartizione dei requisiti in rapporto al rischio clinico e alla complessità organizzativa delle prestazioni, evitando l’applicazione uniforme di standard generici a realtà professionali molto diverse tra loro.
Tra le criticità maggiormente segnalate figurano la complessità burocratica ritenuta eccessiva per gli studi di piccola dimensione – con obblighi di organizzazione aziendale, piani di qualità e gestione documentale non sempre coerenti con la natura dell’attività – e la scarsa differenziazione dei requisiti tecnici in base alla complessità delle prestazioni erogate, che in alcuni casi comporta costi e oneri impropri per strutture a basso rischio.
Nei prossimi giorni, con tempestività, il dirigente del Dasoe dell’assessorato Salute Antonio Colocci (assente alla seduta consiliare per impegni istituzionali), il dott. Marsala e il presidente dell’Omceo Toti Amato si incontreranno per definire proposte di modifica e integrazione al decreto 20 per assicurare un’applicazione sostenibile e coerente rispetto al quadro normativo nazionale e le reali esigenze della professione e dei cittadini.