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La tubercolosi a Palermo, tra drammi silenziosi e filantropia Presentato a Villa Magnisi il libro di Mario Spatafora
Presentato a Villa Magnisi il libro di Mario Spatafora
Palermo, 15 novembre 2025 Storicamente circondata da un alone di mistero e stigmi sociali a causa della sua natura “sottile” e dei suoi effetti drammatici, tanto che un tempo si parlava di “mal sottile” o “malattia della consunzione”, la tubercolosi ha provocato milioni di vittime in tutto il pianeta per millenni. Finché il 24 marzo 1882 Robert Koch (premio Nobel nel 1905) svelò ai suoi colleghi la causa della malattia: il Mycobacterium tuberculosis, più noto come bacillo di Koch, in omaggio al medico tedesco che lo identificò.
Per secoli quel “mal sottile”, che lasciò tracce profonde nelle arti e richiese il sostegno di numerosi filantropi, è rimasto una delle prime dieci cause di morte nel mondo: 7 milioni e mezzo di nuovi casi ogni anno e circa 1,3 milioni di decessi. Anche a Palermo generò una lunga scia di sofferenze, accompagnata dagli aiuti di molti benefattori.
Ed è proprio per la sua portata drammatica che può essere letta come una vicenda sociale, oltre che come un’emergenza sanitaria. A ripercorrerne stamattina (15 novembre 2025) a Villa Magnisi le tappe è stato Mario Spatafora, tisiologo e docente di Pneumologia all’Università di Palermo, che nel suo volume Tubercolosi a Palermo, pubblicato da Kalos, ricostruisce il volto della città dall’Ottocento al Dopoguerra. Personaggi, luoghi, dinamiche sociali e culturali che hanno attraversato la lotta contro un morbo capace di colpire senza pietà e senza differenze sociali, dalla famiglia Florio ai bambini più fragili. Negli anni Quaranta anche il futuro scrittore Gesualdo Bufalino fu ricoverato in un sanatorio di Palermo, la Rocca, dove ambientò poi il suo romanzo più noto, Diceria dell’untore. Tra le vittime illustri l’autore ricorda anche Leopardi, Modigliani, Paganini, Molière, Nino Manfredi, e in ultimo Papa Francesco.
Oltre a ripercorrere le molte relazioni tra arte e tubercolosi, l’autore dedica ampio spazio ai luoghi e alle figure più rappresentative dell’assistenza antitubercolare nella sua città natale, Palermo tra l’inizio del XX secolo e il secondo dopoguerra, quando l’arrivo dei chemio-antibiotici e la diffusione dei vaccini antitubercolari trasformarono il panorama sanitario. Tra i protagonisti dell’epoca Enrico Albanese, chirurgo e medico di fiducia di Garibaldi, Vincenzo Cervello, tisiologo filantropo e fondatore del secondo sanatorio popolare italiano, Ignazio Florio junior e Maurizio Ascoli, eroe di guerra e autorevole patologo medico. E poi il caso della principessa di Gangi, Giulia Alliata di Montereale, che dirigeva la Casa del sole, dove venivano assistiti i bambini colpiti dalla malattia.
In quegli anni drammatici, diversi erano anche i presidi antitubercolari a Palermo, tra cui lo Spasimo nel quartiere Kalsa, che nel 1934 accolse 83 donne affette da tubercolosi: 34 morirono e 49 furono dimesse “volontariamente per indisciplina”. Una misura severa, che riportava all’esterno una fonte di contagio e aggravava le condizioni del malato e della sua famiglia per la perdita dei benefici assicurativi.
Nel corso della presentazione, moderata dal presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, sono intervenuti, oltre all’autore Spatafora, la pneumologa Maria Rosaria Bonsignore, che ha approfondito l’evoluzione della cura delle malattie polmonari, dai sanatori alla moderna pneumologia, e Maria Teresa Amato, che ha offerto il suo contributo sulla rappresentazione artistica della tubercolosi.